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Il Rivoluzionario (pukk-it)


Il rivoluzionario

Io sono la rivoluzione, sono il vento che rovescerà i vostri scranni d'oro, sono il tarlo instancabile nel vostro trono di menzogne. 
Io sono il gesto.
Sono la mano che accarezza il randagio, che separa vetro e plastica, che indica il povero e il bisognoso, il ladro e il prepotente. Io sono una persona onesta, sono la rivoluzione che verrà.
Ernesto rilesse le sue parole e sollevò il capo, compiaciuto. Tirò l'ultima boccata e gettò il mozzicone sul selciato. Un passante impiccione gli fece notare che una cicca impiegava due anni, a essere riassorbita dall'ambiente. Lui lo ignorò, infastidito, e continuò a guardare il suo aggiornamento di stato, che aveva raggiunto quasi 100 mi piace.

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"Il mondo dell'altrove" di Sabrina Biancu**(*)

Ecco. E' sabato. Sabato e io mi prendo il tempo di scrivervi di questo libro. Questo libro che ho letto martedì, per 3/5, sul Tagliamento, dopo un bel 50km di bici grattugiapalle e un'ora e mezza di ronfata under the sole, che ora son color del cioccolato al latte.
E a un certo punto, mentre leggevo, ho capito una cosa.
Che bisogna essere più buoni.
E' un discorso lungo, e la prendo comoda, perché è sabato mattina, e sono rimasto addormentato - che poi per me rimanere addormentato vuol dire svegliarmi alla 7.30 anziché alle 6 - e quindi tanto vale che non corra.
E allora vi dico una cosa simpatica. Una cosa che non mi era mai capitata. E cioè questa.
Quando recensisco i libri dell'underground letterario, non sempre trovo tante immagini della copertina. Qualche volta, anzi, devo allungare il braccio, tirare il libro nello scanner, e scannarlo, cercando di farlo gridare il meno possibile.
Ecco, invece, con questo, provate a mettere "Il mondo dell'altrove" su google e a cliccare immagini.
Ecco... decine e decine di copertine!
Ma cats! Come hai fatto Sabrina!? Hai amici dalle parti di Google? No perché okay, mica è un titolo così icastico, Il mondo dell'altrove, anzi... pensavo che mi uscissero chissà quali altre cose etc. E invece...
Comunque, sì, non è certo di questo che intendevo con il prenderla larga, però è una cosa strana.

Dicevo, è sabato, ascolto il primo James Blake che non l'avevo mai ascoltato, e il gatto nero solito mi dorme di fianco, sul tappetino mouse, che non uso più, da quando lo usa lui. E una rottura di ciglioni, questo gatto. Che poi ne ho due, ma è uno solo che proprio non riesce a starmi lontano. Anzi, ora ve li faccio vedere, ché ieri eran qua a guardare Rio con me ed erano fotogenici.
Ma nemmeno del gatto, vi volevo parlare, ma del libro di Sabrina Biancu.
Che poi, io non so come ha fatto, ma è riuscita a ricordarsi di richiedermi di leggerlo, e io, in effetti, contrariamente a quando succede da 2-3 anni a questa parte, questa estate ho davvero ricominciato a leggere un po', soprattutto se son libri piccoli.
E questo di Sabrina Biancu è un libro piccolo, tipo cinque racconti, che però ve lo dico subito, non sono racconti, ma sono fiabe, o almeno a metà strada, e quindi è come fiabe moderne che li dovete cogliere. Fiabe moderne brevi, ché son 108 pagine, e davvero, a volerlo, in meno di un paio d'ore e poco più d'una lo leggete. Io ci metto di più, ovvio, ché sono di quelli con la pigrizia curiosa in cuore e mi faccio distrarre da ogni cosa. Tipo adesso, che sono andato a controllare se l'insalata che ho seminato dalla tartaruga sta crescendo, e no, non cresce, porca miseria, ma quanto ci mette a crescere dell'insalata?! Ah, a proposito di bestie, devo andare a vedere del coniglio nuovo che ci è nato, nero con le zampette bianche che pare abbia i calzini... vado e torno! Tanto sto riguardando la sfilata e sono quasi arrivato a dove ero ieri, la Spagna.

E niente, è ora di andare ché è già mezzogiorno, e finirò dopo, e vabbè, perdo tempo in tutti i modi... :D
E son tornato. Sicchè, torniamo al libro. Anzi, torniamo a martedì scorso, che l'ho finito. Avevo già letto i primi due racconti, e mi era scappato pure di dirlo alla Sabrina, che c'era un sacco di ammmore, dentro. Ed è così. Ci sono i buoni sentimenti, in questi cinque racconti, non vi dovete aspettare cattiverie, o meglio, non vi dovete aspettare che se ci sono, delle cattiverie, dei lati oscuri, ecco, non vi dovete aspettare che vincano o prevalgano. 
E lo sapete anche che io sono un cattivo dentro, scrivo d'horror e inquietudini, pur non sopportando la cattiveria, e quindi spesso non mi trovo a mio agio dove i buoni sentimenti abbondano... soprattutto sul secondo racconto, dove arriva il classico angelo custode, potrebbe essere che non amo molto la storia, se usiamo la classica figura custode un po' birbante che deve fare del bene per riabilitarsi. 
Ecco... poi, mentre leggevo la terza storia, e mi rendevo conto via via come dietro alla positività delle vicende, ci sia una positività delle intenzioni, della persona, della volontà di dare un messaggio, un messaggio bello, forse non sempre originale, ma onesto.
Ecco... la cosa dell'onestà, nella scrittura, è una cosa che non saprei spiegare, ma che so di saper riconoscere, ed è importante, quando leggi un esordiente, perché è ciò che lo salva e può portarlo a migliorare, a scrivere cose migliori. Ecco... e proprio mentre ero lì, sul Tagliamento, a sonnecchiare, e leggere, e mi son detto: ma meno male! Meno male che c'è ancora gente che è piena di buoni sentimenti! E che diamine... non se ne può più di cattiveria, di gente che è lì, che ammazzerebbe ucciderebbe ecc e vorrebbe tutti morti per i motivi più sciocchi. E' pieno di razzisti fascisti animalisti fondamentalisti complottisti qualunquisti e altre cose in isti che sono pronti a compre le peggio azioni, le peggio cattiverie. E allora, mi son detto, non è bello che ci sia qualcuno che con tanta semplicità scrive delle fiabe moderne dove trionfano i sentimenti opposti?
Sì.

Anche perché ci sono un paio di difetti che vanno detti, non sono uno che tace, lo sapete. Ma sono difetti che si possono perdonare, anche se per motivi diversi.
Il primo, perché non è una colpa dell'autrice, ma di qualcun altro. 
Ci sono alcuni spazi che mancano, alcuni spazi di troppo, qualche errore di battitura e anche qualche erroruccio di grammatica, tipo un affianco al posto di a fianco, un associale al posto di asociale e cose così. Sciocchezzuole? Sì, però un editore che pubblica un libro dovrebbe vederle queste cose, e pare abbastanza chiare che l'editore non l'ha proprio letto, e se lo ha fatto ho molti dubbi sulla sua capacità di editare o se non altro di usare il correttore automatico di word, ecco. E insomma... andrebbe fatto.

Il secondo difetto invece è perdonabile perché è normale che sia così, ovvero una certa ingenuità nello stile, dove molte volte si cade sulla frase fatta o sulla espressione comune, ed è una cosa abbastanza normale, in chi deve ancora farsi le ossa. E se poi tenete presente che siamo di fronte a delle fiabe moderne, con un linguaggio che vuole raccontare storie semplici e farlo con un linguaggio semplice, ecco, allora anche questo non è un vero e proprio difetto.

Detto questo, quattro parole sulle storie, che male non fa.
Nella prima, Nico soccorre Elia, che è finito sulla strada, ha perso moglie (e figli, anche se di quelli pare fregarsene, o per lo meno, non li cita mai) e anche la voglia di vivere, o almeno di farlo in modo positivo. Nico no, è l'opposto, nonostante paia non aver avuto una vita facile. Poi, tra i due, presente e futuro si mescolano, in modo inaspettato, e non è male.
Nel secondo, Rosy e l'anatroccolo, la piccola Rosy incontra un anatroccolo che le parla telepaticamente. 
Nel terzo, una misteriosa donna di nome Tea vive isolata in una casa e quasi soggiogata dalle rose, che le parlano e non sono molto buone... questo ha un buon elemento fantastico, e il mistero del figlio morto, non è male. 
Poi c'è lo spirito della fonte, che diventa più fiabesco, e racconta di un'amicizia che diventa amore, e va oltre l'aspetto fisico e la sfortuna. 
E infine, quello che ho preferito, e forse il meglio riuscito, se prendiamo per buona l'idea che siano fiabe moderne, è La piccola stellina, di nome Irina, che se ne sta su un balcone di una ragazza che soffre per amore, e non è che una stella può stare lì, a curiosare cosa fanno gli uomini, non senza pagare un prezzo, per lo meno. 

C'è una malinconia accennata, in tutti i racconti, ma poi c'è un senso di giustizia, che arriva a scioglierla, e non l'ho trovata, alla fine, una brutta cosa. E insomma... dai, okay, io dico basta così, che devo uscire a cena, e ci ho messo tutta la giornata, alla fine, tra una cosa e l'altra, a scrivere di questo librettino. E grazie Sabrina che hai aspettato di regalarmelo. 
E adesso, e per le prossime settimane... Olimpiadi!
Come dite? Volete vedere il coniglio coi calzini? E va bene, dai, vi accontento :)





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L'indemoniata (pukk-it)


L'indemoniata 
Marisa afferra la confezione e ne legge l'etichetta con gli occhi sgranati.
"666! Sai cosa vuol dire?! Lo sai?!" E senza attendere risposta rimette le merendine sullo scaffale. Fa lo stesso per la pasta e il succo di frutta, per biscotti e yogurt, correndo qua e là come un'assatanata, mostrando le cosce, per scegliere un prodotto diverso, mentre Gianluca alza gli occhi al cielo, rassegnato.
Dei Kinder Pinguì gliene fa prendere metà confezione, anche se sa che glieli faranno pagare per intero. Non sa più a che Santo votarsi per scacciare il demone che si è impossessato di sua moglie, e che lui sappia, non esistono esorcisti contro la dieta...

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Il mostro (racconto in 10sms)



Al mattino quel posto era bellissimo. Ci andavamo tutti a fare foto. Un giorno il panorama sparì: al suo posto apparve…

I
Un mostro. Si ergeva per decine di metri, un cilindro altero, senza testa. Teo baciava Lisa poggiata contro l'unica, enorme zampa in metallo. 

II
La creatura mise braccia: due, quattro, sei. Una dea a spezzare il rigoglio dell'orizzonte. Lisa l’odiava. Era più bello qui, ripeteva.

III
Giunsero con l'elicottero. Imprigionano gli arti con fili sottili. Un pentagramma arcuato accoglieva gli uccelli come note, ma senza poesia.

IV
Venivano qui a volersi bene, il mostro li guardava, ronzando d’intesa, ma quelli del paese non lo volevano. Brutto, dicevano, e pericoloso.

V
Il mostro mise la faccia. Occhi d'agnello e sorriso di clown. Nessuno lo temeva più. Teo faceva spallucce, Lisa rideva fino alla tosse.

VI
Ricominciarono a scattar foto. Il mostro in posa sfidava il vento. Loro badavano al tramonto e si baciavano come per succhiarsi le ossa. 

VII
È ancora brutto, dicevano. La faccia non basta. Vennero i writer: il corpo si ricoprì di universi variopinti. La vernice quasi stordiva.

VIII
Comprerò la moto, diceva lui, Andremo al mare. Lei sorrideva. Sto imparando a cucinare. Lui non capiva, lei era felice da star male.

IX
Il mostro invecchiò prima del loro amore. La vernice scrostava e attaccava alla camicia, mentre Teo fumava e piangeva. Lisa non c’era.

X
Aveva perso i capelli, Teo non la guardò. Era bellissima, dicevano. 
Al mare non andarono. Sotto l'elettrodotto, ora, lui non torna più.

_______________ 
Era un concorso. L'incipit era dato, e bisognava scrivere il racconto con 10 SMS. Andrebbe un po' migliorato, per renderlo più comprensibile, ma ho deciso che lo lascio così. Non era facile metterci dentro un po' di sociale, un po' d'amore, più personaggi e un mostro senza colpe, che non è un mostro.

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"Maria voleva le ali" di Elisa Sala Borin****

Ecco. L'ho finito di leggere ieri.
Qui in parte a me avrei altra roba da recensire, tipo un libro di Houllebecq, o Odissea 2001 di Clarke, o uno di racconti di Bianciardi che già ho il posto cominciato. 
Oppure potrei recensire il mio gatto nero, che mi dorme a destra, e per fortuna non mi rompe troppo, e non vuole zampettare sulla tastiera.
Invece no. 
Vi parlo di questo Maria voleva le ali, di Elisa Sara Borin.
Dovevo leggere tempo fa, lo so.
Elisa me lo ha regalato di persona quando sono andato a trovarla. Regala troppe cose, Elisa, è fatta così. E chi sono io per lamentarmene? 
E infatti non me ne lamento, soprattutto perché il libro mi è piaciuto proprio e adesso vedo di scriverle anche, per dirglielo, e magari trovare il tempo per andarla a trovare, ché Treviso è bella, e chiederlo direttamente a lei, cos'è successo dopo.

Ma vediamo di andare per ordine, in questa domenica inutile che ho deciso di concedermi, con niente mare, niente lavori, niente sveglie, e forse chissà, giusta una corsetta appena finisco di scrivervi queste cose, se il tempo tiene e non arriva un'altra bufera.
E cercando di non perdermi per i campi come ho fatto due giorni fa che alla fine ho fatto 20 km per riuscire a tornare a casa, impiegandoci tre ore e di grazia che ho trovato un passaggio gli ultimi due km. Ma dicevo, il libro. L'ho preso dallo scaffale dei libri di amici e gente che conosco, ché cominciava davvero a essere troppo pieno. E questo era il libro che più volevo leggere, e non perché sapessi che era bello, o che mi sarebbe piaciuto, ma perché era di Elisa, e ci sono affezionato, e non so come sta, ma per fortuna fb mi dice che è viva e quindi...
Allora, lo sapete, vero, che ho scritto Contis di famee... okay, è in friulano, ma ci sono tanti, tantissimi punti in comune con questo libro. Maria voleva le ali è una sorta di racconto di famiglia diluito, che allunga le proprie mani su buona parte della vita di Maria, che a questo punto, se non sbaglio, è la ascendente diretta dell'autrice. (ma chiederò anche questo a voce). Ecco... ora piove di nuovo, mi sa niente corsa oggi.
Torniamo al libro, vi copio un pezzettino per parlarvi di una cosa che mi interessa, e per farvi capire perché è vicino alle storie che racconto anche io e che mi piace mettere in forma narrativa.
Maria seguiva attenta l'andirivieni di Gigetta Dragoni fra le lavoranti della sua sartoria che negli ultimi anni s'era ampliata, e sorrideva guardando i piedi dell'amica calzati da scarpe invertite. Gigetta, che consumava i tacchi verso l'esterno, aveva adottato questo sistema per raddrizzarli: il suo motto era l'economia.
Ecco... sono proprio queste cose che mi fanno venire voglia di raccontarci una cosa intorno. Solo che mentre io attorno a una cosa così ci avrei scritto un racconto breve, inventando situazioni verosimili e personaggi, in Maria voleva le ali le situazioni sono messe in questo modo, di contorno, intersecate alla vita della protagonista del libro, Maria, e del suo matrimonio con Francesco, e di tutto quel che succede dopo. Alle spalle c'è la storia, la guerra soprattutto, ma anche l'Italia della provincia di fine Ottocento, e davanti, anche davanti a molti dei personaggi, ci sono i luoghi. 
Tre, almeno, i principali, ma non i soli.
La Piegora, soprattutto, luogo di partenza e arrivo, casale di scambi commerciali, della provincia, a Fiesso d'Artico, sul Brenta. Luogo dove Maria è nata e ritornerà solo dopo la guerra, in vedovanza, abbandonando incredibilmente tutto che diventa lontanissimo anche se, semplicemente, si è trasferita a Treviso. Il senso delle distanza è ben chiaro, in questo romanzo, e se si vuole capire cosa sono i mondi diversi, basta mettere a confronto la Piegora con la Trattoria di Treviso, e con la città tutta, che per quanto piccola è una città, ed è un altro pianeta. 
Mentre il terzo luogo, le campagne di Modena, sono il terzo luogo, e sono in pratica, un altro Universo, per la protagonista. Se si vuol avere uno spaccato vero della provincia italiana a cavallo del secolo questo è un ottimo romanzo. Ottimo perché racconta i contorni con parole semplici (lo stile di Elisa è così, prendere o lasciare) paesane, senza paura di inserti dialettali (la gnagna Isa, per esempio) o di descrivere linearmente i fatti, senza corbellerie lessicali, senza fuochi d'artificio narrativi.
Dimenticativi quindi le cose che scrivo io, piene di flash forward o analessi, di cambi di soggetto e di piani temporali intersecati... no, qui regna la semplicità.

Si racconta la vita di Maria. Il matrimonio, uno di quelli lo sposo ti ordina per posta e lo vedi solo il giorno delle nozze. Si racconta dei figli, dei parenti serpenti, soprattutto, della cattiveria della gente, che forse, a chi dice che è peggiorata, non so... parliamone. Si racconta soprattutto di un'epoca che non tornerà e che vediamo attraverso la solitudine e la tempra malinconica di Maria, che ha qualcosa, dentro, lo si percepisce, ma ogni volta che sta per crescere, per svilupparsi, per prendere fiduca e volare via, ecco che arriva il destino (il tifo, la guerra, le cattiverie, le falsità, la sfortuna) a tarpare quelle ali che avrebbero fatto spiccare il volo.

Poi, gran gala, il finale non è con la fine della protagonista. No. Il finale ci lascia l'amaro in bocca, ma un amaro giusto, di sofferenza, di lotta continua... Eppure, nonostante tutto questo, ho avuto di fronte un libro positivo. Maria è l'equivalente di mia nonna. Ha fatto più o meno lo stesso, le stesse lotte con i parenti del marito, non voluta, non accettata, fuori casa. Le stesse lotte per dar da mangiare ai figli. Anzi, l'unica nota è da fare proprio su questo. Sono due famiglie non poverissime, quelle che si uniscono, e quindi si ha uno spaccato della vita rurale e cittadina che non è quello della miseria fortissima, come avverrà dopo il '20, nel primo dopoguerra. 

Poi? Ah sì, la descrizione di Maria, personaggio che è quasi simbolico, per certi versi, del periodo che vive. O meglio, di alcuni, quelli più docili, più emotivi, più sensibili, che vivono all'ombra delle cose, degli accadimenti, spinti qua e là dalle cattiverie della vita e del loro intorno sociale, ma che al tempo stesso, di quella vita e quell'intorno, ne sono la spina dorsale e l'ossatura tutta. Insomma... le persone come maria, schive, malinconiche, testardissime, forti, sono quei grossi massi che fanno fare le curve ai fiumi, o ne tengono a bada gli argini. Molti altri, anche lo stesso marito Francesco, per quanto brave persone, non ne escono sempre bene. 

Chiudo dicendo che è anche questione di emotività nella scrittura. E' una cosa di cui mi sono accorto scrivendo della mia family, anche di chi non conosco. C'è un modo diverso di vedere le cose, una sensibilità, che è più naturale rispetto a quando si scrive d'altro. 
Un po' come farsi una pastasciutta e mangiare quella da scongelare... si potrebbe essere anche meno buona, quella che ti fai, ma se ti viene bene...

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Il pedone (pukk-it)


Il pedone
Dio, se li odiava... Aveva scritto persino un pamphlet, sull'argomento, per inviarlo in Comene assieme alle firme che aveva raccolto. "Il neodarwinismo padronale decadente della società umana inserita in abitacoli". Chiarva la loro spregevole prepotenza, la sicumera, la boria... sì, lui li odiava, gli automobilisti. 
Ma alla fine aveva ottenuto: un dissuasore di velocità alto quanto un palmo, che fracassava le sospensioni e bloccava persino le ambulanze.
Trascorreva ore a respirare la sua vittoria, davanti alle auto che rallentavano e ripartivano. Morì pochi mesi dopo, di cancro ai polmoni, e non fumava nemmeno.

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Racconti d'autore (2) - Sole 24 ore - Piano dell'opera (1-...)

N° 1
Andrea Camilleri
Il medaglione

N° 2
Joe Lansdale
Fatti relativi al ritrovamento di un paginone di nudo in un romanzo Harmony***


N° 3
Irene Némirovsky
Il ballo

N° 4
Gianrico Carofiglio
Racconto da raccolta “Cocaina”: La velocità dell'angelo

N° 5
Herman Melville
Bartleby lo scrivano

N° 6
Jamaica Kincaid
In fondo al fiume

N° 7
Massimo Carlotto
La pista di Campagna

N° 8
Stefan Zweig
Paura

N° 9
Giancarlo De Cataldo
Ballo in polvere




N° 10
Max Frisch
Il silenzio. Un racconto dalla montagna.

N° 12
Jorge Luis Borges
La morte e la bussola
Il giardino dei sentieri che si biforcano

N° 13
Giorgio Scerbanenco
Un treno per l'inferno e altri racconti***
- Un treno per l'inferno
- L'uomo più solo del mondo
- Morte a pagamento
N° 14
S.S. Van Dine
L'ultima avventura di Philo Vance

N° 15
Ugo Facco De Lagarda
Il commissario Pepe

N° 16
Sebastiano Vassalli
La morte di Marx e altri racconti

N° 17
Ray Bradbury
Cadrà dolce la pioggia e altri racconti

N° 18
Manuel Vasquez Montalban
Storie di politica sospetta

N° 19
Arthur Conan Doyle
Uno studio in rosso

N° 20
Virginia Woolf
La signora Dalloway in Bond Street e altri racconti

N° 21
Maurice Leblanc
Arsène Lupin, ladro gentiluomo

N° 22
Jack London
Storie di boxe
- Il gioco
- Una bella bistecca
N° 23
Francis Scott Fitxgerald
- Jelly-bean
- La parte posteriore del cammello


N° 24
Henry James
Autobiografia degli anni di mezzo



N° 25
Augusto Bianchi Rizzi
Montsé

N° 26
Stefano Brusadelli
Sette piccole atrocità



N° 27
Arthrur Schnitzler
L'ultimo addio



N° 28
Nathaniel Hawthorne
Frammenti dal diario di un uomo solitario




N° 29
Antoine De Saint Exupery
Lettere di giovinezza all'amica inventata



N° 30
Oscar Wilde
La casa dei melograni




N° 31
Stephen Crane
La scialuppa e altri racconti


N° 32
Charles Dickens
Racconti polizieschi


N° 33
Joseph Roth
Questa mattina è arrivata una lettera



N° 34
Luigi Pirandello
La casa del Granella e altri racconti
N* 35
James Joyce
Gente di Dublino. Racconti scelti

N° 36
Italo Svevo
Argo e il suo padrone e altri racconti

N° 37
Charles & Mary Lamb
Macbeth e altri racconti di Shakespeare


N° 38
Giovanni Verga
Pane nero e altre novelle rusticane


N° 39
Israel J. Singer
Perle - Uno straniero


N° 40
Julio Llamazares
A metà di nessuna parte



N. 41
Piero Chiara
Il verde della tua veste e altri racconti





N. 42
Thomas de Quincey
Il vendicatore


N. 43
Théophile Gautier
Hashish



N° 44
Henry James
La panchina della desolazione



N° 45
Gianni Celati
Costumi degli italiani



N° 46
Heinrich Von Kleist
La Marchesa von O.

N° 47
Nagib Mahfuz
Karnak Cafè



N° 48
Riccardo Gualino
Uragani


N° 49
Michail Bulgakov
Cuore di cane

N° 50
Giacomo Verri
Racconti partigiani


N° 51
Ottiero Ottieri
I divini mondani


N° 52
Roberto Piumini
Il ciclista illuminato


N° 53
AA.VV
Il mare si lasciava attraversare


N° 54
Isaak Babel'
Racconti di Odessa


N° 55
Luciano Bianciardi
La solita zuppa e altre storie


N° 56
Stefano Mellini
Stella Rossa


N° 57
Mauro Marcantoni
Controluce


N° 58
Ivan Turgenev
Diario di un uomo superfluo


N° 59
William Trevor
Gli scapoli delle colline e altri racconti


N. 60
Rainer Maria Rilke
Racconti scelti


N° 61
Sandro Veronesi
Baci scagliati altrove e altri racconti


N° 62
Jerome K. Jerome
Conversazioni all'ora del tè


 N° 63
Alberto Moravia 
Racconti Romani


N° 64
Guy de Maupassant
Amo la notte con passione


N° 65
Ferdinando Pessoa
Una cena molto originale

N° 66
Stéphane Mallarmé
Racconti indiani

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